Artrite Autoimmune: cos’è, esercizi, rimedi

L’artrite autoimmune, conosciuta come artrite reumatoide, è una malattia infiammatoria cronica che si sviluppa a carico delle articolazioni. Si stima un malato ogni 250 abitanti, con un’incidenza dell’1% in Italia. La patologia colpisce prevalentemente le donne tra i 40 e i 60 anni.

Artrite Autoimmune

Artrite Autoimmune

Che cos’è l’artrite autoimmune

L’artrite autoimmune rientra nelle malattie osteoarticolari ed è, rispetto alle altre, la forma più gravosa per il corpo umano a causa dei danni strutturali e permanenti che determina sulle ossa, nonché alle complicazioni associate.

Trattandosi di una malattia autoimmune, il sistema immunitario, attacca il tessuto sano. Non riconosce la sua appartenenza al corpo e inizia ad aggredirlo. In questo caso specifico viene colpita la membrana sinoviale, ovvero quella struttura che riveste le articolazioni che vanno poi ad interfacciarsi con le ossa. Nel momento in cui si genera l’infiammazione e inizia a progredire, si determina un danno che si estende fino a colpire e distruggere del tutto la cartilagine. Può quindi giungere fino alle ossa e ai tessuti, con un’invalidità permanente. A livelli estesi si arriva alla compromissioni di muscoli, vasi, polmoni, cuore, sistema nervoso, apparato visivo.

Perché si sviluppa: quali sono le cause

Gli studi non riferiscono in modo certo di quelle che siano le cause dell’artrite autoimmune. Interverrebbero, secondo gli scienziati, una serie di fattori. Di base la predisposizione genetica sarebbe un fattore scatenante, poi fattori ambientali e quindi l’età, il fumo di sigaretta, fattori ormonali e infezioni sviluppate nel tempo. Addirittura si parla anche di alimentazione, per tale motivo è consigliabile seguire la dieta mediterranea con un giusto bilanciamento di tutti gli elementi e la presenza di oli, verdure e pesce che proteggono dalla gravità della malattia.

Sintomi

I primi sintomi per identificare questa patologia sono dolore, gonfiore localizzato, impossibilità di compiere i normali movimenti, difficoltà ad articolare le ossa. Il dolore arriva all’improvviso, per alcuni può essere più lieve, per altri più gravoso. Per tutti però degenera nel tempo fino ad impedire il movimento stesso. I soggetti riferiscono di una vera e propria rigidità, che è intensificata al mattino dopo il risveglio, ovvero quando gli apparati muscolo-scheletrici restano a riposo per molte ore. La rigidità nel corso delle ore si attenuta ma la funzionalità resta ridotta a causa della sinovite. Nei casi più gravi si verifica la distorsione delle ossa. Le parti del corpo più colpite sono articolazioni delle mani, dei piedi, dei polsi, delle ginocchia, delle spalle, delle caviglie, delle anche.

Quasi sempre, fino al 70% dei casi, la malattia si presenta in modo graduale, solo per il 25% dei casi l’insorgenza è immediatamente grave. Possono manifestarsi anche sintomi correlati come stanchezza, febbre, perdita di peso.

Come viene diagnosticata la malattia

Compaiono i primi dolori articolari, spesso vengono sottovalutati, poi giunge la difficoltà articolare e quindi la rigidità e solo a quel punto i pazienti si proiettano per una visita medica. I sintomi iniziali infatti sono molto generali e correlati anche ad una serie di altre patologie. Potrebbe essere, soprattutto in alcuni casi, complesso per lo specialista diagnosticare da subito che si tratti di artrite reumatoide. Gli esami di laboratorio prescritti sono utili, tendenzialmente quando si verifica dolore e gonfiore alle articolazioni, persistente per oltre sei settimane, bisogna effettuare una visita da un reumatologo.

Uno degli elementi che vengono maggiormente utilizzati per determinare l’insorgenza della patologia è il marcatore anti-CCP che denota la presenza di anticorpi anti-peptidi citrullinati. Inoltre vengono anche segnalati altri esami come VES, PCR, anemia. Utile anche esami strutturali come RX per dare conferma della patologia. Tuttavia, soprattutto nelle fasi iniziali, tali manifestazioni non sono radiograficamente riscontrabili, per questo non sempre è semplice giungere ad una conclusione. In stadi già avanzati la radiografia o l’ecografia articolare, insieme ad esami specifici come la risonanza magnetica, possono invece mostrare le infiammazioni alle ossa.

Rimedi e terapie

Una volta che la patologia viene diagnosticata il rimedio è sicuramente di tipo farmacologico. Laddove venga però rivelata in fase iniziale c’è una buona incidenza che è possibile fare sul decorso della malattia sfruttando esercizi ed altre variabili.

Per prima cosa bisogna ridurre il dolore, quindi recuperare la mobilità. Per questo vengono prescritti dei farmaci antinfiammatori non steroidei e cortisonici. I primi servono a tamponare il dolore, i secondi invece permettono di tenere a bada l’evoluzione della malattia. Solo nei casi più gravi si può ricorrere alla chirurgia.

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Esercizi

Come anticipato, un ruolo fondamentale per mantenere la mobilità e la forza muscolare hanno gli esercizi e la fisioterapia. Questi permettono la riabilitazione del movimento. Per iniziare i medici consigliano anche semplicemente di crearsi degli appuntamenti quotidiani come una passeggiata, il ritmo moderato dell’esercizio e la sua consecuzione giorno dopo giorno sono essenziali. Anche lo stretching è essenziale, soprattutto nei pazienti più anziani. La parola d’ordine però è sempre la ripetizione e consecuzione degli stessi. Bisogna avere un programma dettagliato. Molto utili anche gli esercizi in piscina che permettono di stimolare l’afflusso ematico agli arti e migliorare la mobilità di ginocchia, piedi e anche.

Per una corretta diagnosi e un piano terapeutico adeguato, anche da un punto di vista di attività fisica, è essenziale consultare uno specialista che possa indirizzare il paziente, in base allo stadio della malattia, verso la formula migliore per la sua condizione. Tuttavia, anche nelle forme più gravi, è possibile alleviare il dolore e soprattutto recuperare la mobilità partendo da semplici accorgimenti come la perdita di peso, esercizi quotidiani anche molto leggeri, tutori localizzati che aiutino a limitare il dolore e il gonfiore. Intervenire tempestivamente alla comparsa dei primi sintomi permette ovviamente un decorso completamente diverso della malattia e dei problemi correlati.

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