Causalgia: trattamenti, cure, rimedi

La causalgia è una patologia nevralgica nella quale la sensazione di dolore si manifesta come un forte bruciore. Questo sintomo, continuo nel corso del tempo, di solito è di difficile localizzazione e si presenta a seguito di eventi o lesioni traumatiche di quelli che sono definiti nervi mediani.

La sensazione di dolore, spesso spontanea, aumenta anche a seguito dello stato emotivo della persona interessata e si può accompagnare a diverse manifestazioni, o sintomatologie, a livello della cute, dei muscoli e delle ossa.

Causalgia

Causalgia

Causalgia: che cos’è?

La causalgia si caratterizza per essere una sindrome molto dolorosa che colpisce i nervi periferici: oltre a essere dolorosa, essa è anche molto rara. Il sistema nervoso centrale, formato da cervello e midollo spinale, è collegato al sistema nervoso periferico proprio grazie a questi nervi, che svolgono la funzione di arti e di organi.

La causalgia, in base ai sintomi, si può distinguere in:

  • causalgia maggiore, che rappresenta la forma più aggressiva di questa patologia;
  • causalgia minore, che riguarda invece le forme di questa patologie che si manifestano con sintomi meno forti, ma comunque molto fastidiosi e che possono essere assimilati a quelli caratteristici della distrofia.

La causalgia, inoltre, è spesso conosciuta anche con altri nomi, dovuti non solo ai sintomi ma anche in base alla zona interessata. Tra questi nomi, possiamo segnalare:

  • atrofia di Sudeck;
  • distrofia riflessa neuro – vascolare;
  • sindrome spalla – mano.

Cause della causalgia

All’origine della causalgia ci sono, il più delle volte, delle lesioni del plesso branchiale che vanno a interessare i nervi che hanno il compito di collegare il collo al braccio.

Altre cause possono anche consistere in:

  • amputazioni accidentali;
  • schiacciamenti, come quelli di chiudersi in maniera accidentale le dita nella portiera della macchina;
  • traumi derivanti da bruciature;

I sintomi sono molto forti in quanto si manifestano con un dolore che causa il rilascio della noradrenalina, che è un neuro trasmettitore che regola i sintomi vascolari.

Sintomi della causalgia: quali sono?

Uno dei sintomi più comuni connesso alla causalgia è rappresentato da una sensazione di forte bruciore all’altezza delle mani e dei piedi, bruciore che si manifesta nell’arco delle 24 ore dalla causa che ha scatenato l’infiammazione. Con il passare del tempo, tutti quelli che sono i sintomi tipici di questa patologia tendono ad amplificarsi e, di conseguenza, il dolore aumenta notevolmente.

La caratteristica della causalgia è quella di provocare cambiamenti vascolari: questi prendono il nome di vasodilatazione, che consiste in un aumento della grandezza dei vasi sanguigni, e la vasocostrizione, che rappresenta il fenomeno opposto della riduzione dei vasi sanguigni.

Altri sintomi più comuni, connessi all’insorgenza di questo fenomeno, sono:

  • caduta dei capelli;
  • dita delle mani e dei piedi affusolate;
  • modifica dello stato di sudorazione;
  • pelle secca o caratterizzata da una sensazione di essere squamosa;
  • unghie crepate.

La diagnosi della causalgia: come avviene?

Per diagnosticare in maniera compiuta la presenza di una causalgia, occorre effettuare un’anamnesi completa e un esame fisico appropriato: tutte analisi e indagini che il più delle volte possono essere di difficile realizzazione in quanto il dolore rende complicato procedere con i vari movimenti necessari.

Sono poi anche necessari una serie di analisi e test di laboratorio, tutti non invasivi. Tra questi, segnaliamo:

  • la radiografia, necessaria per valutare la presenza eventuale di ossa rotte oppure la perdita di minerali dalle stesse;
  • risonanza magnetica per analizzare i tessuti molli;
  • termografia, necessaria per analizzare la temperatura della pelle e il flusso sanguigno soprattutto al livello degli arti colpiti dalla patologia.

Terapia da seguire in presenza di una causalgia

Nel momento in cui viene diagnosticata e riscontrata una causalgia, la sola terapia di natura medica può risultare del tutto inefficace.

In via preventiva, si procede con una serie d’iniezioni di anestetico, localizzate li dove è maggiore il dolore, al fine di bloccare sul nascere i segnali di dolore del sistema nervoso simpatico e permettere cosi un sollievo più o meno duraturo: questo rimedio risulta essere efficace per una fascia di pazienti che va dal 18% al 25%.

Frequente è poi il ricorso ai più comuni antiinfiammatori, da assumere con continuità e costanza durante il periodo di trattamento.

Tuttavia, quando questi risultano essere insufficienti a calmare la sintomatologia dolorosa, possono essere integrati da:

  • antidepressivi e anticonvulsionanti, che hanno un effetto più forte come antidolorifici;
  • oppioidi, iniettati direttamente sulla spina dorsale al fine di arrestare in maniera intensa il dolore;
  • steroidi con funzione di antiinfiammatori.

A ciò, si deve poi aggiungere anche la cosiddetta terapia fisica, meglio nota con fisioterapia: il fisioterapista specializzato, infatti, attraverso una tecnica di stimolazione transcutanea, può inviare degli impulsi elettrici nella zona localizzata del dolore al fine si spegnere sul nascere i sintomi più forti.

Infine, non è raro l’utilizzo della terapia del calore, eseguita grazie all’ausilio di una sorta di piastra elettrica che viene applicata sulla parte interessata dal dolore a intervalli periodici durante tutto l’arco della giornata.

L’uso della chirurgia per curare la causalgia

Il ricorso alla chirurgia prende il nome di simpatectomia chirurgica, ovvero la chirurgia mirata al fine di colpire alcuni specifici segnali della malattia, la quale risulta essere efficace in circa l’80% dei pazienti affetti da causalgia, in particolar modo in tutti coloro che sono affetti da distrofia simpatica riflessa.

Dal punto di vista chirurgico, si può inoltre ricorrere anche ad altre tecniche meno invasive. Queste sono:

  • l’endoscopia anteriore e toracica;
  • la radio frequenza percutanea e sopraclavicolare.

Il ricorso all’intervento chirurgico, di solito, non prevede rischi e le eventuali complicazioni si manifestano solo in circa il 5% dei pazienti. Tra queste complicanze, possiamo segnalare:

  • collasso del polmone;
  • dolore localizzato al costato;
  • lesioni generalizzate della spina dorsale;
  • sindrome di Homer: caratterizzata da diversi sintomi, tra cui l’assenza di sudorazione, palpebre cadenti, pupille leggermente contratte.

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