Fibromialgia diagnosi, esami, test

Diagnosticare la fibromialgia è molto complesso, lo sa bene chi ne è affetto e per anni ha cercato una denominazione ai suoi problemi. Un disturbo cronico e sistematico è molto difficile per il paziente. I dolori ci sono e sono forti, questa situazione colpisce fino al 3% della popolazione mondiale con un’incidenza di circa 2 milioni di persone solo in Italia. Le donne sono le più colpite e, benché sia riconosciuta come malattia reumatica extrarticolare con l’interessamento del tessuto connettivo di tutto il corpo, ancora oggi ci sono delle zone d’ombra che rendono difficile la diagnosi.

Fibromialgia diagnosi

Fibromialgia diagnosi. esami, test

Diagnosticare la malattia in base ai sintomi

La sintomatologia che si manifesta e che viene quindi lamentata è di un dolore diffuso, con una serie di problematiche correlate che possono variare da persona a persona. Ci sono infatti dei tender points, ovvero dei punti particolari dove si localizza il dolore. Ci sono persone a cui vengono colpiti maggiormente i muscoli, ad altri i tendini, ad altri ancora le ossa.

Non esistono test di laboratorio o strumentali per diagnosticare concretamente la malattia. Ci sono solo i segni e i sintomi che possono essere presi in considerazione dallo specialista e possono indirizzare ad una corretta diagnosi. Spesso si lavora per esclusione.

La fibromialgia appare come un dolore cronico che porta un elevato grado di sofferenza fisica, ci sono disturbi primari e secondari. È importante imparare a riconoscerli per una corretta diagnosi e per aiutare lo specialista.

Quando si presentano dolori acuti, come se i muscoli bruciassero o fossero trafitti, ci si trova di fronte ad una manifestazione dolorosa correlata a questa patologia. È bene scindere invece il dolore osseo che solitamente viene diagnosticato in delle aree specifiche come le vertebre cervicali, dorsali, sacrali e del torace.

Tender points e segnali manifesti per una diagnosi precoce

Per una diagnosi precoce è utile individuare i tender points ovvero i 18 punti che sono situati in tutto il corpo e permettono al medico di mappare l’insorgenza della malattia. Questi sono anche gli stessi che vengono utilizzati per l’agopuntura. La malattia può accendere tutti o parte di questi in modo progressivo.

Vanno segnalati allo specialista anche crampi, rigidità mattutina, gonfiore, fitte, nevralgie, cefalee, parestesie, dolori anomali, disturbi del sonno, dolore al seno, intestino irritabile, cistite. Anche se molti di questi elementi sono correlati ad altre patologie nel loro insieme o nella coincidenza di più elementi insieme è possibile avvicinarsi ad una diagnosi corretta.

I sintomi che spesso vengono sottovalutati e devono invece essere presi in considerazione sono dolore nella zona pelvica, nausea, senso di stordimento, depressione, dolore diffuso nella zona della mandibola. Si tratta di disturbi secondari che spesso vengono tralasciati e invece sono molto utili per una diagnosi precoce quando non dipendono da fattori diretti come denti del giudizio, traumi, eventi emotivi dannosi.

Una malattia difficile da diagnosticare

La fibromialgia ha una storia molto complessa, essendo difficile da diagnosticare, è stata autorizzata come malattia effettiva solo da poco tempo. I suoi sintomi e le caratteristiche sono diventate oggetto di studio e parte della dichiarazione di Copenaghen solo nel 1992.

Fino ad allora una diagnosi era quasi impensabile. Infatti questa è conosciuta anche come la sindrome che non si vede, perché il paziente che ne soffre ha tutti i sintomi ma non essendo questi manifesti o riscontrabili da analisi di laboratorio sono di fatto solo a carico del malato. Non ci sono danni, non si vedono lesioni o infiammazioni, non progredisce e quindi è di fatto ritenuta “strana”.

Oggi in Italia è in corso l’iter per il riconoscimento di questa malattia nei LEA ovvero livelli essenziali di assistenza, infatti siamo di fronte ad una malattia cronica e rara che talvolta può essere invalidante.

Esami di laboratorio e test strumentali

Per diagnosticare il problema si stima che possono volerci fino a cinque anni per ogni paziente vista la complessità del quadro totale. Cosa serve al medico? Conoscere la storia clinica del paziente, i sintomi che devono essere ben descritti, fare un esame fisico, valutare i punti di cui sopra.

Quando la situazione appare troppo confusa, spesso si parla di stress, di traumi e così via. La fibromialgia ha però un’eziologia muscolare, quindi ci sono dei criteri di base da cui partire.

Le linee guida mediche stabiliscono che i criteri di base per fare una diagnosi di fibromialgia sono: dolore diffuso che superi i tre mesi, dolore in almeno 11 dei 18 tender points.

Il dolore può comparire anche improvvisamente, bisogna analizzare i dati correttamente e nel tempo. Il medico può valutare una serie di analisi specifiche per approfondire la faccenda. Solitamente per la diagnosi vengono richieste analisi per insufficienza della vitamina D, ipotiroidismo e quindi tutti i livelli ormonali, stato di calcio nel sangue, presenza di malattie infettive, possibile neoplasie.

Di base si procede con un esame del sangue completo con TSH e FT4, livello di calcio, Ves, PCR, anticorpi, fattore reumatoide, creatinfosfochinasi, fosfatasi alcalina e transaminasi. Se si evincono particolari patologie viene solitamente esclusa la fibromialgia.

Uno di questi esami sballato conferma infatti che vi sia un altro problema a livello medico che determina lo stato di salute alterato e quindi i dolori, il malessere ecc. Quando invece il quadro risulta perfettamente in linea con le aspettative e con i valori previsti, vuol dire che è più semplice indirizzarsi verso una diagnosi di fibromialgia.

La verità però è che non è mai facile e soprattutto immediato, come avviene per altre patologie, riscontrare in un paziente la presenza di fibromialgia. Per tale motivo è opportuno che lo stesso faccia molta attenzione al tipo di dolore che manifesta e a tutte le differenze e problematiche subentrare sul corpo che potrebbero essere segnali rivelatori della presenza della malattia e quindi aiutare lo specialista a determinare la patologia.

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