Borsite Trocanterica: Terapia, Rimedi, Consigli

La borsite trocanterica è un’infiammazione che coinvolge una o più borse sinoviali situate sull’epifesi prossimale del femore. Le cause che danno origine a questa patologia che può divenire invalidante, sono per lo più meccaniche, ovvero funzionali o traumatiche. Il dolore che proviene dall’irritazione in quest’area del corpo è spesso associata a gonfiore e arrossamento della pelle sovrastante che emana anche calore.

Non si devono mai trascurare questi sintomi in quanto si rischia di cronicizzare l’infiammazione arrivando a conseguenze molto serie che possono richiedere anche un intervento chirurgico. Tale evento si può evitare con le giuste attenzioni e seguendo una serie di esercizi preventivi e curativi suggeriti dal fisioterapista che può anche consigliare di eseguire trattamenti completi.

Tra le terapie proposte possono esservi tecarterapia, laserterapia, magnetoterapia, onde d’urto tra i trattamenti strumentali, mentre per quanto riguarda i manuali la massoterapia è manopolazione osteopatica sono due metodi che possono risolvere il problema e alleviare il dolore.

Borsite Trocanterica

Borsite Trocanterica

Cos’è la borsite Trocanterica

Nell’epifesi prossimale del femore vi sono due sporgenze ossee note con i termini esplicativi: grande trocantere e piccolo trocantere. Questi si trovano esattamente sull’osso lungo della cosce che si trova tra bacino e gamba, proprio alla base del collo del femore. Il grande trocantere è situato sull’area laterale mentre l’altro si trova in posizione mediana più spostato in basso.

La funzione di queste parti del corpo è quella di migliorare l’inserzione dei tendini e dei muscoli indispensabili per eseguire i movimenti dell’anca e delle cosce anche se nelle gambe agisce in minima parte. Le masse muscolari che vanno a interagire con il grande trocantere sono: piccolo e medio gluteo, otturatore esterno e interno, gemelli e piriforme. Il piccolo trocantere, invece, interagisce con il grande psoas e iliaco che spesso si definiscono con un unico nome, ovvero ileopsoas.

La borsite trocanterica è quella più comune dell’area coxofemorale, oltre ad essere la motivazione che più spesso porta a una sindrome dolorosa acuta. Si tratta di un’infiammazione di una o più borse sinoviali situate al di sopra e al di sotto del grande trocantere che sono conosciute con i termini di borsa superficiale e borsa profonda. Le sacche sinoviali quando sono normalmente funzionanti servono a mantenere fluidi i movimenti e ammortizzare gli urti proteggendo i tessuti molli.

L’infiammazione della borsa dell’anca nella zona tra il trocantere e la fascia laterale è frequente, solitamente non è troppo grave, mentre quando la borsite riguarda anche le borse profonde che si trovano tra il tendine del grande gluteo e l’osso, oppure nella zona interna del piccolo gluteo, risulta essere più grave.

Cause della borsite trocanterica

L’irritazione trocanterica può essere causata da un’infiammazione dovuta a un’azione meccanica dei muscoli e dei tendini, che vanno a sfregare sulla sacca sinoviale o la vanno a spingere contro il femore. I traumi da contusioni sono un’altra motivazione scatenante dell’infiammazione che porta a una borsite del trocantere. I traumi da caduta oppure provocati da contatto come accade in alcuni sport come le arti marziali, la lotta o il rugby sono cause comuni di questo fastidioso disturbo.

Più di rado accade che si presenti una borsite trocanterica a causa di uno stimolo lieve ma continuativo anche se graduale, questo accade in particolar modo nella corsa, specialmente quando la muscolatura risulta debole o la tecnica non è adeguata. Lo stesso vale per la camminata su una salita come può essere il walking, il ciclismo è un altro sport a rischio soprattutto se il cannotto della sella non è regolato bene, ovvero troppo alto.

La borsite trocanterica può essere il sintomo di altre problematiche quali:

      • scoliosi, ovvero la curvatura anomala della colonna vertebrale che si piega lateralmente;
      • lunghezza diversa delle gambe;
      • muscoli dell’anca deboli o poco sviluppati;
      • calcificazione sopra il tendine del muscolo grande gluteo che passa al di sopra della borsa sinoviale;

Sintomi della borsite all’anca

Il sintomo principe che indica la presenza di un’infiammazione della sacca sinoviale trocanterica, è il dolore che può essere debole oppure acuto, continuo o saltuario, oppure si può presentare solamente quando si effettuano particolari movimenti.
Succede spesso che la sintomatologia dolorosa aumenti o diminuisca a seconda sella posizione o dei movimenti che si compiono. Quando si tratta di borsite tracanterica in forma più grave si possono verificare gonfiore e arrossamento nell’area colpita dall’infiammazione.

Il dolore di questo genere di disturbo si può presentare con diverse modalità:

      • dolore associato a edema localizzato nella parte laterale del fianco interessato dall’infiammazione;
      • algia che si estende lungo tutta la coscia nella parte esterna e può raggiungere il ginocchio;
      • si può avvertire il dolore anche durante il riposo notturno soprattutto se si dorme sul lato dell’anca dolente;
      • dolore mentre ci si alza da seduti, specialmente dopo un lungo periodo di riposo come accade nei lavori d’ufficio o per chi guida a lungo;
      • dolore durante la salita delle scale;
      • algia che si avverte quando si incrociano le gambe;
      • dolore che aumenta gradualmente durante la camminata, mentre si pedala in bici oppure se si resta in piedi a lungo.

La presenza di dolore all’anca è un chiaro segnale fisico che deve portare all’immediato contatto con il medico per una valutazione generale della situazione. Tale precauzione è da prendere soprattutto nel momento in cui l’algia, che diventa limitante, è accompagnata da arrossamento cutaneo, gonfiore e calore della pelle. Se l’infiammazione appare resistente ai trattamenti naturali come ghiaccio e FANS, non si deve attendere oltre ma ci si deve rivolgere immediatamente al medico di base che indicherà la visita specialistica ortopedica, fisioterapica ed eventuali esami diagnostici tra cui la radiografia e la risonanza magnetica.

Complicazioni della borsite trocanterica

Le complicazioni che si possono presentare frequentemente nelle borsiti trocanteriche sono:

      • qualità della vita cattiva con disturbi del sonno e problemi di deambulazione;
      • sovraccarico della gamba sana;
      • compromissione della mobilità con impossibilità di svolgere alcuni movimenti dell’anca e della coscia;
      • muscoli sottili e deboli;
      • tendenza alla cronicizzazione della borsite.

Diagnosi della borsite trocanterica

Per eseguire una diagnosi certa, lo specialista esegue una visita del soggetto raccogliendo i dati personali e visionando l’anamnesi del paziente oltre a quella familiare. I segnali clinici più evidenti quando ci si trova in presenza di una borsite sono il gonfiore e la morbidezza caratteristica della borsa sinoviale che si riempie di liquido in eccesso.

Il medico può fare una prescrizione per effettuare accertamenti strumentali come ecografia oppure la più precisa e approfondita, risonanza magnetica. I risultati di tali esami diagnostici per immagini devono essere poi valutati da un ortopedico e mostrati anche al fisioterapista per stabilire un corretto programma di riabilitazione. Solitamente le indicazioni vengono indicate dall’ortopedico ma il fisioterapista potrà completare il quadro con esercizi e trattamenti indicati per accelerare la guarigione della borsite al trocantere. La collaborazione tra i due professionisti è fondamentale per trovare la causa e stabilire la cura.

Terapia per la borsite trocanterica

L’infiammazione dovuta allo stato infiammatorio della sacca sinoviale del trocantere può essere curata con una terapia farmacologica a base di medicinali antinfiammatori, prima di FANS da assumere per via orale e poi corticosteroidi tramite infiltrazioni se necessario. La scelta del cortisone accompagnato da una dose di anestetico deve essere effettuata solo se altre tipologie di trattamenti non sortiscono l’effetto desiderato. Il medicinale deve essere infiltrato direttamente nella borsa sinoviale interessata. Tale pratica dovrebbe essere effettuata con l’aiuto dell’ecografia per individuare il punto esatto dove iniettare il liquido curativo.

Il fisioterapista in possesso delle dovute qualifiche e competenze, è in grado di fare una valutazione precisa dell’anamnesi del paziente facendo un’analisi della sua storia clinica e un esame obiettivo dell’articolazione coxo femorale, del bacino e della colonna vertebrale. Il professionista non può intervenire non può agire sul regresso dell’infiammazione ma contribuisce ad alleviare il dolore facendo eseguire al paziente particolari esercizi di scarico, massoterapia localizzata con massaggi specifici, elettroterabia, tercar terapia, laserterapia oppure onde d’urto. Inoltre è in grado di indicare l’eventuale utilizzo di un tutore per sostenere l’anca durante la deambulazione.

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Tecarterapia

La terapia neuromotoria sarà programmata per ottenere alcuni obiettivi in particolare, ecco quali sono:

      • ripristinare il corretto movimento articolare;
      • allungamento dei muscoli;
      • rilassamento della muscolatura a riposo;
      • ripristino della potenza e resistenza;
      • aumentare la consapevolezza del proprio corpo;
      • ristabilire l’equilibrio;
      • permettere la deambulazione.

La prevenzione è la migliore cura, partendo da questo principio indiscutibile si può comprendere come il fisioterapista miri al potenziamento della muscolatura che sostiene l’anca in modo da ridurre lo sforzo a cui viene sottoposta e l’attrito tra gli elementi che la compongono. Inoltre la postura viene curata in particolar modo dal fisioterapista o posturologo, in quanto i vizi posturali sono una delle cause che portano a sviluppare una infezione del trocantere. L’esame e la correzione della postura tramite appositi esercizi. Le calzature svolgono un importante ruolo sui dolori all’anca in quando anch’esse vanno ad influenzare la postura del corpo, il fisioterapista può quindi consigliare di utilizzare un adeguato plantare che può anche servire a sollevare un arto più corto dell’altro.

Intervento chirurgico per la borsite all’anca

In presenza di borsite al trocantero, non si utilizza molto spesso la chirurgia in quanto si può risolvere in modo meno invasivo nella maggior parte delle volte. In caso di recidive o infiammazioni particolarmente gravi, l’ortopedico deciderà di intervenire in artroscopia per rimuovere la borsa infiammata detta anche bursectomia.

Rimedi e consigli per la borsite trocanterica

La borsite del trocantere è una malattia che provoca una forte infiammazione per questo motivo la prima cosa da fare è applicare del ghiaccio sulla parte infiammata. Questo trattamento ipotermico consente di ridurre il dolore e il gonfiore della sacca sinoviale. Bisogna assolutamente sapere che il ghiaccio non deve essere applicato direttamente sulla pelle per non provocare lesioni cutanee, meglio scegliere di inserire il ghiaccio nell’apposita borsa oppure in un sacchetto per alimenti ben chiuso e avvolto in un asciugamano morbido. Gli impacchi devono essere eseguiti 4/5 volte al giorno mantenendo il ghiaccio in posizione per almeno 20 minuti per ogni sessione.

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Prognosi della borsite trocanterica

La prognosi dell’infiammazione alla borsa sinoviale del trocantere non risulta essere sempre la stessa, infatti ha una grande variabilità in quanto dipende da molti fattori tra cui le condizioni del soggetto che l’ha contratta. Sono molto importanti le condizioni fisiche del singolo individuo, la reazione dell’organismo soggettiva e le cause che hanno scatenato il processo infiammatorio. Inoltre si deve anche valutare la tipologia di borsite di cui si sta parlando in quanto ci sono diversi tipi di infiammazioni a carico delle 3 sacche sinoviali presenti nell’area dell’anca.

Alcuni soggetti hanno una rapida reazione ai trattamenti farmacologici e fisioterapici, spesso accade che entro poche settimane vi sia un notevole miglioramento dei sintomi e che il gonfiore e l’arrossamento si riducano in modo evidente. Il dolore tende a scomparire e la deambulazione ricomincia ad essere più facile e meno faticosa. Queste persone riescono a vedere i progressi di guarigione entro qualche settimana.

Vi sono poi pazienti che presentano sintomatologia di infiammazione che diviene cronica con persistenza della tendinite a carico dei glutei e possono volerci molti mesi per avere buoni segnali di guarigione fino al ripristino totale delle condizioni normali dell’anca. Tuttavia, le statistiche rivelano che la maggioranza dei casi di borsite del trocantere, guariscano in circa 6 settimane di tempo. Durante questo periodo si può adottare una terapia a base di farmaci da assumere in concomitanza con la fisioterapia che mirerà ad un rinforzo e controllo dei muscoli delll’anca. Anche se i farmaci riescono a par passare il dolore non si deve pensare di aver raggiunto la guarigione totale e non si deve assolutamente interrompere l’attività fisioterapica. Se questo avvenisse si avrebbe una regressione dell’infiammazione tornando ai livelli iniziali se non maggiori.

Trattamenti per la borsite dell’anca

I trattamenti che possono risolvere la borsite trocanterica possono variare a seconda del meccanismo e della patologia che l’hanno causata. I fisioterapisti utilizzano particolari strumenti per curare l’infiammazione e alleviare il dolore all’anca, vediamo quali sono:

Tecniche di trattamento manuale: si tratta di un insieme di terapie manuali con l’obiettivo di semplificare i movimenti fisiologici dell’anca infiammata. Bisogna sapere che la borsite al trocantere spesso ha origine in altre zone del corpo come l’area lombare della colonna e l’articolazione sacroiliaca situata nel bacino.

Strumenti tecnologicamente avanzati: sono macchine elettromedicali in grado di stimolare biologicamente i tessuti portando a una significativa riduzione della sintomatologia e velocizzando la rigenerazione delle cellule con conseguente guarigione. La strumentazione più usata per questa patologia è costituita da:

      • tecarterapia, un mezzo meccanico che utilizza le radiofrequenze sviluppando calore endogeno, ovvero che si forma all’interno del corpo stimolando la guarigione dei tessuti infiammati e danneggiati anche in profondità. Si tratta del dispositivo che viene maggiormente applicato nelle terapie fisioterapiche, questo per la piacevole sensazione che dona al paziente durante il trattamento e per la sua potenza regolabile che lo rende adatto anche a curare borsiti in fase acuta o cronica;
      • ipertermia: anche questo strumento sfrutta il potere delle radiofrequenze che vanno a influenzare la biologia dei tessuti facilitandone la rigenerazione. Le differenze dell’ipertermia con la tecarterapia, è data dal trattamento statico di questo strumento che viene utilizzato applicandolo in un punto preciso, inoltre si può selezionare la profondità e il livello di temperatura che trasmetterà al tessuto connettivo;
      • laserterapia: in questo caso viene utilizzata la luce che si concentra in un punto preciso per eseguire il trattamento in piccole aree in quanto il raggio laser non va oltre un centimetro di diametro. Il laser stimola la rigenerazione dei tessuti danneggiati ottenendo risultati ad alto livello qualitativo e senza provare alcun dolore;
      • ultrasuonoterapia: si tratta di una strumentazione che sfrutta la capacità penetrante delle onde sonore che sono in grado di ridurre significativamente i sintomi della borsite trocanterica come il dolore, il gonfiore e la rigidità dell’articolazione;
      • corrente antalgica: stimolazione elettrica tramite TENS e Interix, tale intervento cutaneo riduce notevolmente il dolore localizzato.

Esercizi per borsite del trocantere

Esistono diverse disfunzioni di mobilitazione dell’anca, che necessitano di specifici esercizi fisici che aiutano a migliorare la situazione oltre a essere molto utili anche in fase di prevenzione e mantenimento delle corrette funzionalità dell’articolazione. Tra gli esercizi ve ne sono alcuni particolarmente efficaci, ecco quali sono:

1. Allungamento

Per questo esercizio è necessario avere un aiutante, ancora meglio se si tratta del fisioterapista. Il paziente deve sdraiarsi sul lettino oppure su un tavolo per essere a un’altezza adeguata a permettere la manovra di allungamento all’operatore. Se l’anca infiammata è quella sinistra, l’arto destro deve restare distesa sul lettino mentre la sinistra si piega appoggiando la pianta del piede sulla superficie. Ora portare il piede sul lato esterno del ginocchio della gamba sana. Da questo lato del lettino si trova anche l’operatore che appoggia una mano sul ginocchio ed esercita una leggera pressione per allungare l’estensore. Trattenere per qualche secondo, almeno 15/20 prima di rilasciare lentamente e e rilassare la muscolatura prima di procedere ripetendo l’esercizio per 3/4 volte.

2. Roteare la pallina

Sdraiati supini su un tappetino da fitness, flettere entrambe le ginocchia e posizionare la pallina da tennis sotto un gluteo. Appoggiare e roteare la pallina da tennis facendo pressione con il gluteo. Queto movimento aiuta a sciogliere i muscoli e ha un effetto elasticizzante che migliora le funzionalità motorie dell’articolazione. Continuare a far roteare la pallina sul muscolo per almeno 20 secondi prima di fermarsi e riposare per 15 secondi prima di ripetere per altre 10 volte.

3. Roteale la pallina lateralmente

Si tratta di una rielaborazione dell’esercizio precedente ma con la differenza che deve essere effettualo su un lato, ovvero quello in cui è presente la borsite dell’anca. Posizionarsi quindi su un materassino da ginnastica e voltarsi su un fianco tenendo le gambe piegate per mantenersi stabili e fermi. Anche il braccio è piegato in appoggio sul tappetino per sostenersi. Ora posizionare la pallina da tennis sotto l’anca e iniziare a roteare in modo lento e ponderato. Continuare per 20 secondi prima di rilassare e riprendere dopo 10 secondi prima di ripetere per 3 volte.

4. Rotolare

Per questo esercizio serve un rullo in forma appositamente studiato per riabilitare l’anca e rilassare i muscoli oltre che le strutture nervose e tendinee. Per eseguire questo movimento ci si deve sdraiare a terrà il tappetino da ginnastica, portare il piede destro accanto alla parte esterna del ginocchio opposto, sotto i fianchi si deve posizionare il rullo sul quale si dovrà ondeggiare avanti e indietro creando, così, un perfetto massaggio dell’anca interessata. Eseguire questo esercizio per almeno 30 secondi prima di riposare e riprendere nel movimento che deve essere lento e controllato evitando di scivolare dal rullo provocando ulteriore trauma.

5. Stretching

Lo stretching, ovvero l’allungamento di muscoli e tendini che allevia il dolore dovuto alla presenza di infiammazione alle sacche sinoviale. Per eseguire questo esercizio è necessario avere un appoggio adeguato come un lettino da massaggi. In piedi sul lato del lettino, sollevare una gamba e appoggiarla alla superficie del piano come se si dovesse assumere la posizione del loto , ovvero a gambe incrociate ma, questa volta, si deve fare solo con una. Una volta assunta la posizione si flette il busto in avanti allungandosi in un esercizio di stretching molto utile e che da sollievo al dolore da borsite trocanterica.
Mantenere la posizione senza forzare il piegamento ma rispettando i limiti personali per la flessione del busto. Non si deve avvertire alcun dolore oltre a quello sentito normalmente. Tornare alla posizione di partenza e rilassare il corpo prima di ripetere l’esercizio lentamente e facendo movimenti sempre molto controllati e consapevoli.

6. Flessioni con supporto

L’esercizio prevede una posizione iniziale uguale al precedente, ovvero con una gamba piegata sul lettino. Si posizionano le mani sulle spalle dritte di fronte a sé. A questo punto piegare il busto in avanti senza mai staccare le mani dalla loro posizione di partenza. Una volta abbassato il busto più che si può, mantenere la posizione per almeno 20 secondi e tornare in posizione originale rilassando la muscolatura. Attendere circa 10 secondi prima di ripetere l’esercizio. Effettuare le flessioni del busto per 4 volte prima di cambiare esercizio.

Prevenzione della borsite all’anca

Le cause principali dell’insorgenza della borsite trocanterica sono da ricercare nella muscolatura debole e in un affaticamento eccessivo di muscoli e tendini oltre ad un sovraccarico funzionale dell’articolazione. Tenendo in considerazione questi importanti dettagli si può facilmente comprendere come sia indispensabile rinforzare la muscolatura della gamba ma anche della schiena per poter sostenere meglio l’anca riducendo lo sforzo a suo carico.

Il sistema migliore per evitare che vi siano recidive dell’infiammazione trocanterica, quindi, si possono mettere in atto i seguenti accorgimenti:

      • mantenere i muscoli tonici e forti;
      • correggere la postura;
      • fare attenzione agli schemi motori;
      • scegliere scarpe adatte con plantare che favorisce una corretta postura;
      • evitare di aumentare di peso;
      • fare attenzione alla tecnica di allenamento.

Conclusione

La borsite trocanterica è un’infiammazione che colpisce l’articolazione dell’anca e può divenire debilitante limitando i movimenti. La fisioterapia strumentale e manuale può alleviare il dolore, curare la patologia infiammatoria se presa in tempo, evitare recidive. Si raccomanda di non trascurare mai i sintomi e di rivolgersi a fisioterapisti o ortopedici competenti per stabilire una terapia adeguata.

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