Fibromialgia Guida Definitiva + Terapie Alternative

La fibromialgia (o sindrome fibromialgica) è un’affezione cronica ancora parzialmente sconosciuta che provoca dolori diffusi, astenia e rigidità muscolare. Vanta una maggiore incidenza tra individui di sesso femminile, ma può manifestarsi a qualsiasi età con un picco tra 40 e 60 anni.

Questa guida vuole condurre il lettore alla scoperta della malattia soffermandosi in modo particolare su caratteristiche generali dell’affezione, fattori di rischio (le cause non sono ancora note), sintomatologia associata, percorso diagnostico e possibili terapie.

In chiusura viene, invece, presentato un breve trattato sulle principali terapie alternative quali agopuntura, yoga, Tai Chi e rimedi naturali (omeopatia e fitoterapia).

Fibromialgia

Fibromialgia

Che cos’è la fibromialgia?

La fibromialgia (FM) è una particolare patologia cronica e sistemica che si contraddistingue per dolori intensi e diffusi a carico dell’apparato muscolo-scheletrico. Colpisce la popolazione mondiale in una percentuale compresa tra l’1 e il 3% e attacca in misura maggiore individui di sesso femminile.

Si tratta, più precisamente, di una malattia reumatica di natura extrarticolare da non confondersi con l’artrite perché, a differenza di quest’ultima, risparmia le articolazioni e non provoca infiammazioni interne. La fibromialgia interessa, difatti, il tessuto connettivo dell’intero organismo e strutture di natura fibrosa quali muscoli, nervi e tendini.

Quali sono le principali cause della fibromialgia?

Allo stato attuale dell’arte, non è possibile definire in modo chiaro e preciso le cause che concorrono allo sviluppo della fibromialgia. Vi sono però, senza alcuna ombra di dubbio, diversi fattori di rischio (interni e ambientali) che ne favoriscono l’insorgenza.

Componente genetica ed ereditarietà: la malattia può colpire più membri di uno stesso nucleo familiare rafforzando così l’ipotesi di una possibile mutazione genetica (ancora da scoprire) alla base dell’affezione.

• Pregressi traumi psicologici: disagi di tale natura e sindrome da stress post traumatico possono aumentare le probabilità di insorgenza della patologia.

Traumi di natura fisica, infezioni e disturbi vari: la fibromialgia, come riportano autorevoli studi in materia, si può manifestare a seguito di infezioni con febbre, interventi chirurgici e incidenti.

Comorbilità: le malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide, il lupus e la spondilite anchilosante possono favorire l’insorgenza della fibromialgia.

Quali sono i sintomi della fibromialgia?

La fibromialgia si contraddistingue per un ampio quadro sintomatologico che coinvolge, più nel dettaglio, diversi distretti anatomici; le persone affette dalla malattia accusano generalmente i seguenti disturbi.

Dolore osseo a carico di torace anteriore e vertebre (cervicali, dorsali e lombo-sacrali).

Dolore alla palpazione in almeno 11 punti meglio noti come tender points.

Crampi.

Rigidità articolare mattutina.

Gonfiore articolare di natura non infiammatoria.

Fitte intercostali.

Nevralgie a sciatica e trigemino.

Stanchezza cronica.

Mal di testa.

Parestesie con torpore e formicolio lungo gli arti.

Dolori mestruali.

Dolore al seno.

Disturbi del sonno (sindrome delle gambe senza riposo, apnee notturne).

Sindrome dell’intestino irritabile.

Dolore durante la minzione.

Dolore pelvico.

Nausea con giramenti di testa.

Brain fog (o nebbia cognitiva) con scarsa concentrazione, confusione mentale e deficit mnemonici.

Sindrome depressiva.

Dolore temporo-mandibolare spesso confuso con un banale mal di denti.

Come viene diagnosticata la fibromialgia?

L’iter diagnostico in presenza di presunta fibromialgia è complesso e sono necessari, allo stato dell’arte, circa cinque anni per avere una diagnosi certa. Tali tempistiche sono dovute alla presenza di sintomi aspecifici riconducibili anche ad altre affezioni e alla mancata disponibilità di test di laboratorio volti a confermare la presenza della malattia. In ultima analisi, la formulazione della diagnosi si fonda su:

anamnesi del paziente;

esame obiettivo;

criteri ACR;

esami di laboratorio.

Anamnesi del paziente

L’anamnesi del paziente è il primo passo per diagnosticare la fibromialgia. Ogni caso è difatti diverso, ma tutti hanno un denominatore comune costituito da:

• progressiva compromissione della funzione muscolare;

• dolore;

• limitazione nei movimenti.

Esame obiettivo

L’esame evidenzia, nella maggior parte dei casi, alterazioni della sensibilità a carico di arti e altri distretti anatomici, mentre l’applicazione di una lieve pressione in corrispondenza dei tender points risveglia un dolore acuto (la stimolazione di tali aree non è, invece, associata ad alcuna manifestazione dolorosa nei soggetti sani). In corrispondenza dei tender points si possono, inoltre, riscontrare contratture e alterazioni anatomiche muscolari. L’esame neurologico non evidenzia, generalmente, alcun segno riconducibile a patologia nervosa.

Criteri ACR

L’American College of Rheumatology ha definito nel 1990 due criteri volti alla diagnosi della fibromialgia.

• Dolore diffuso per almeno 90 giorni.

• Comparsa di dolore a seguito della stimolazione digitale di almeno 11 tender points.

I criteri ACR sono, però, molto spesso causa di errori diagnostici per i seguenti motivi.

• Il dolore è altamente variabile nell’arco delle ore e dei giorni.

• Il dolore non è sempre esteso a tutto il corpo.

• La ricerca dei tender points richiede conoscenze approfondite ed eccellenti livelli di pratica al fine di non applicare la pressione in punti errati o esercitare una forza eccessiva.

Esami di laboratorio

Non esistono, come precedentemente accennato, test di laboratorio specifici per la diagnosi di fibromialgia, ma alcuni esami del sangue possono essere utili a escludere la presenza di altre affezioni.
Le analisi prescritte comprendono:

• esame emocromocitometrico completo;

• test per la funzionalità tiroidea;

• concentrazione di calcio nel sangue;

• VES;

• PCR;

• ANA test;

• fattore reumatoide;

• CPK;

• ALP;

• transaminasi.

Come si cura la fibromialgia?

La formulazione di una diagnosi è fondamentale per definire un piano terapeutico volto a rispondere alle esigenze del singolo paziente.

I trattamenti proposti su fondano su:

• assunzione di farmaci per la gestione della sintomatologia (dolore, astenia, disturbi del sonno);

educazione dell’individuo;

terapia cognitivo-comportamentale.

Vi sono, inoltre, interessanti ricerche in merito all’impiego di terapie fisiche quali TENS, ionoforesi e termoterapia. La TENS sembra però essere, al momento, l’unica in grado di alleviare la sintomatologia dolorosa dei malati.

Le principali terapie farmacologiche

I farmaci d’elezione per il trattamento del dolore cronico e della sintomatologia associata alla fibromialgia sono molteplici.

Antidepressivi triciclici eventualmente associati a benzodiazepina: questi prodotti possono ridurre i disturbi del sonno e dell’umore, ma devono essere assunti sotto stretto controllo medico e per periodi di tempo limitati. Alcuni specialisti possono, inoltre, suggerire l’uso contemporaneo di miorilassanti.

Miorilassanti: vengono prescritti in presenza di marcata rigidità muscolare al fine di ridurre contratture e dolore. I farmaci d’elezione sono la ciclobenzaprina e la tizanidina.

Analgesici: riducono l’infiammazione e combattono (almeno in parte) il dolore. I farmaci più usati sono l’acetaminofene (allevia il dolore e riduce la rigidità, ma possiede un’efficacia variabile), il tramadolo (farmaco ad azione centrale spesso prescritto con il paracetamolo) e gli antinfiammatori non steroidei (ibuprofene, naprossene sodico).

Antiepilettici: vengono prescritti in presenza di dolore refrattario o iperalgesia. I farmaci d’elezione sono il Gabapentin per il trattamento del dolore cronico e il Pregabalin per disturbi del sonno e astenia.

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Educazione dell’individuo

L’applicazione di alcune semplici norme comportamentali può rivelarsi molto utile nel trattamento della fibromialgia.

Controllare lo stress: le persone affette da fibromialgia devono evitare, per quanto possibile, sforzi fisici importanti, attività impegnative e stress emotivo. Via libera, dunque, senza eccessi alle normali attività quotidiane perché la prolungata inattività può comunque causare un aumento di rigidità muscolare e dolore.

Correggere i ritmi sonno-veglia: la fibromialgia si contraddistingue per la rapida comparsa di stanchezza e fatica ed è, dunque, fondamentale riposare per un tempo sufficiente.

• Dedicare tempo all’attività fisica: le persone colpite dalla malattia devono praticare in modo costante (3 volte alla settimana per un massimo di 45 minuti) attività fisica di tipo aerobico (nuoto e passeggiate a piedi e/o in bicicletta). Le prime sessioni di allenamento possono causare un temporaneo aumento della sintomatologia dolorosa, ma tali manifestazioni sono destinate a scomparire seguendo un programma graduale che consente, inoltre, di migliorare la capacità funzionale. Via libera, inoltre, alle attività motorie in acque termali per favorire il rilassamento della muscolatura.

• Apportare le giuste modifiche al regime alimentare: è bene premettere che non vi sono diete specifiche o integratori per la fibromialgia, ma ciò che si ingerisce durante il pasto può provocare malesseri di varia natura compromettendo lo stato di salute. Si consiglia, dunque, di ridurre l’apporto di zucchero (specie se raffinato), carne rossa, sale, caffè, tè e superalcolici. Via libera a uova, pesce, tacchino, pollo, verdura e frutta di stagione; si ricorda, infine, di idratare il corpo con la giusta quantità d’acqua.

Le terapie cognitivo-comportamentali

La fibromialgia compromette la qualità di vita del paziente con pesanti ripercussioni sulle performance lavorative e lo svolgimento delle normali attività quotidiane. In tale contesto è, dunque, fondamentale educare l’individuo a convivere con la malattia nel miglior modo possibile. Lo specialista può, quindi, prescrivere terapie cognitivo-comportamentali associate a trattamento farmacologico ed esercizio fisico.

Quali sono le terapie alternative per la fibromialgia?

Molti pazienti affetti da fibromialgia provano giovamento da terapie alternative di diverso tipo e tra queste vi sono agopuntura, yoga, Tai Chi, omeopatia e fitoterapia.

L’agopuntura

L’agopuntura è una forma di medicina alternativa che considera la fibromialgia una sindrome dolorosa associata a un blocco energetico (l’energia non riesce a fluire determinando così l’insorgenza del dolore in diversi distretti anatomici). L’agopuntura propone, quindi, trattamenti dedicati per la riduzione della sintomatologia dolorosa attraverso la stimolazione di punti che si trovano sui meridiani energetici degli organi. Diversi studi hanno confermato il potere di tali terapie nel trattamento della malattia evidenziando, in modo particolare, un’importante riduzione di dolore, stanchezza e rigidità. I benefici sembrano, inoltre, essere ancora maggiori in presenza di elettro-agopuntura. I miglioramenti osservati hanno, però, una durata variabile generalmente compresa tra 1 e 6 mesi ed è, dunque, fondamentale ripetere il trattamento nel tempo.

Lo yoga

Lo yoga è una pratica sempre più in voga tra persone di ogni sesso ed età, ma solo negli ultimi anni è stata avviata un’interessante sperimentazione per monitorarne gli effetti sulla fibromialgia. I risultati emersi sono davvero incoraggianti: i primi miglioramenti arrivano dopo circa 2 mesi dall’inizio della pratica e in tale occasione si evidenziano riduzione dell’ansia e migliore mobilità articolare. Gli esercizi che si possono fare sono davvero tanti, ma alcuni sono particolarmente utili.

Piegamenti laterali: sedersi a terra incrociando le gambe, inspirare, sollevare un braccio e piegarsi lentamente verso il lato opposto. Mantenere la posizione per 3-5 respiri completi (inspirazione-espirazione) e ritornare, quindi, inspirando nella posizione di partenza. Ripetere l’esercizio da ambo i lati.

Sequenza del gatto e della mucca: sedersi a terra incrociando le gambe, appoggiare le mani sulle ginocchia e ruotare le spalle al fine di muovere la spina dorsale avanti e indietro. Espirare andando avanti e inspirare tornando indietro.

Rotazioni da seduti: sedersi a terra, incrociare le gambe e inspirare allungando lentamente la spina dorsale. Espirando, ruotare il busto verso destra (mantenere le spalle rilassate e la schiena dritta, mentre collo e volto seguono il movimento). Restare in posizione per 3-5 respiri completi, inspirare e tornare nella posizione di partenza. Ripetere l’esercizio dall’altra parte.

Allungamenti in avanti: sedersi a terra, incrociare le gambe e inspirare sollevando le braccia e allungando la spina dorsale. Espirare abbassando gli arti superiori e scivolare in avanti così da avvicinarsi al pavimento con la testa. Rilassarsi e mantenere la posizione per 3-5 respiri completi. Inspirare e tornare nella posizione di partenza portando le braccia dietro la schiena; aprire il torace e portare la testa all’indietro (quest’ultima sequenza può essere eseguita solo se non si avvertono dolori al collo). Mantenere la posizione per 3-5 respiri completi.

Piegamenti laterali da seduti: sedersi sulle ginocchia (posizione del diamante) e usare, se necessario, un cuscino dietro l’osso sacro. Allargare lievemente le ginocchia mantenendo gli alluci uniti e incrociare le mani dietro la schiena. Allungare la spina dorsale, inspirare ed espirare piegando la schiena verso destra. Ritornare nella posizione di partenza inspirando e piegarsi a sinistra espirando. Il movimento deve essere fluido e la schiena deve rimanere, per quanto possibile, dritta.

Allungamento in avanti da seduti: questa posizione può essere particolarmente dolorosa ed è, dunque, consigliata in assenza di dolore alla schiena. Sedersi per terra, allungare le gambe e unirle (gli arti inferiori possono essere anche leggermente piegati). Inspirare sollevando le braccia ed espirare piegandosi in avanti (le braccia non devono per forza toccare la punta dei piedi). Mantenere la posizione per 3-5 respiri e rilassare la schiena.

Rotazioni da seduti: sedersi a terra, piegare la gamba sinistra appoggiandola sul pavimento e portarvi sopra la destra. Mantenere l’incrocio, inspirare e ruotare il busto a destra appoggiando il gomito sinistro sul ginocchio destro. Rimanere in posizione per 3-5 respiri, inspirare, tornare nella posizione di partenza e ripetere dall’altra parte. –

Rilassamento finale: questa posizione, meglio nota come Shavasana, viene assunta al termine della pratica per favorire il rilassamento dei muscoli e ripristinare la connessione con il proprio corpo. Sdraiarsi a terra, mantenere la spina dorsale rilassata e divaricare leggermente gambe e braccia portando i palmi delle mani verso l’alto. Respirare lentamente per alcuni minuti e mettersi sul fianco destro in posizione fetale per poi sedersi dopo alcuni respiri.

Il Tai Chi

Il Tai Chi sembra essere un’ottima pratica per alleviare il dolore associato alla fibromialgia e migliorare la salute fisica e mentale dei pazienti. Si tratta, per la precisione, di un’antica arte marziale cinese da utilizzarsi come ginnastica per migliorare la consapevolezza del proprio corpo con l’ausilio di movimenti lenti e dolci che non mettono l’organismo eccessivamente sotto sforzo. Tali asserzioni trovano conferma nei risultati di un interessante studio pubblicato sulle pagine del British Medical Journal: diverse donne affette da fibromialgia (età media 52 anni) seguono corsi di aerobica e Tai Chi e in entrambi i casi si osservano miglioramenti delle condizioni cliniche delle pazienti (l’arte marziale cinese sembra ridurre, più precisamente e in modo importante, dolore e rigidità muscolare).

Rimedi omeopatici

Ci sono diversi rimedi omeopatici per controllare la sintomatologia dolorosa associata alla fibromialgia.

Bryonia 7-9 CH granuli: questa terapia è particolarmente indicata in presenza di algie articolari che peggiorano con movimento, calore e contatto fisico. Il paziente accusa alterazione della temperatura corporea, dolore e mal di testa. Il quadro clinico migliora con riposo, impacchi freddi sulla parte offesa e applicazione di un’elevata pressione. Si consiglia di sciogliere 3 granuli sotto la lingua 3-4 volte al giorno.

Rhus Toxicodendron 9 CH granuli: rimedio d’elezione in caso di marcata rigidità mattutina, intorpidimento e formicolio. Assumere 3 granuli e farli sciogliere sotto la lingua 3-4 volte al giorno.

Ruta 5-7 CH granuli: prodotto indicato in caso di debolezza, indebolimento e rigidità con insorgenza di una sensazione di contusione in corrispondenza di polsi, caviglie e rachide. La sintomatologia peggiora quando il paziente si sdraia nel letto ed è costretto a cambiare più volte la posizione nel corso della notte. Il dolore aumenta con sedentarietà e alto tasso di umidità, mentre tende a scomparire con il calore e il movimento. I granuli devono essere assunti 3 volte al giorno.

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Arnica 9-15 CH granuli: esplica la sua azione nei confronti di muscoli e tessuto cellulare e può essere utilizzata in presenza di affaticamento fisico e dolore che ricorda una contusione. Il quadro clinico migliora con il riposo, mentre si evidenzia un peggioramento con movimento e contatto. Sciogliere sotto la lingua 3-4 granuli 3 volte al giorno.

Rimedi fitoterapici

Vi sono diversi rimedi fitoterapici per trattare la fibromialgia, ma è indispensabile utilizzarli solo ed esclusivamente sotto prescrizione medica perché non sono esenti da possibili effetti indesiderati e controindicazioni.

Artiglio del diavolo: esercita un’importante azione antinfiammatoria sull’apparato osteoarticolare, ma non può essere somministrato durante la gestazione-allattamento e in caso di disturbi gastrici. Può essere assunto sotto forma di estratto secco e gocce, ma si consiglia di non superare le dosi indicate perché può insorgere dissenteria. Devono, infine, prestare attenzione tutti coloro che seguono terapie mediche a base di antiaritmici e anticoagulanti.

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Uncaria TM: sostanza dal potere antinfiammatorio e antidolorifico con azione simile al cortisone. Rafforza il sistema immunitario e può essere assunta durante l’inverno per prevenire i tipici malanni di stagione. Assumere le gocce in poca acqua e non usare in gravidanza e allattamento. L’uncaria è, inoltre, controindicata in presenza di malattie autoimmnuni.

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Salice bianco ES: questa pianta possiede proprietà antinfiammatorie e antidolorifiche in virtù del suo contenuto in acido salicilico e viene, dunque, utilizzata per lenire il dolore acuto e cronico dei pazienti affetti da fibromialgia. Può essere assunta sotto forma di estratto secco e gocce, ma è controindicata in gravidanza-allattamento, disturbi gastrici e ipersensibilità nei confronti dei salicilati.

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Passiflora TM: viene utilizzata in presenza di stati d’ansia, palpitazioni e frequenti contratture muscolari. Viene assunta sotto forma di gocce, ma non può essere presa in caso di terapie farmacologiche a base di antidepressivi e ansiolitici. Può provocare nausea, emesi e vertigini.

Boswellia TM: gli acidi contenuti nella pianta esercitano un’azione antidolorifica e analgesica in grado di ridurre la sintomatologia dolorosa associata ad affezioni muscolari e articolari. Può essere assunta sotto forma di estratto secco e gocce, ma è vietata in caso di terapie a base di psicofarmaci. Può causare lievi effetti indesiderati quali nausea, episodi diarroici ed eruzioni cutanee.

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Conclusioni

La fibromialgia colpisce in modo approssimativo 1.5-2 milioni di persone in Italia e si contraddistingue per l’insorgenza di un marcato dolore muscolare associato a problemi di insonnia, affaticamento, rigidità mattutina e disturbi dell’umore.

Le cause esatte non sono attualmente note, ma vi sono alcuni fattori di rischio che possono favorire l’insorgenza della malattia che si presenta con un ampio numero di sintomi. Questi ultimi sono spesso riconducibili ad altre affezioni e la diagnosi di fibromialgia, proprio per questo motivo, viene formulata al termine di un lungo iter che coinvolge un team multidisciplinare di specialisti.

Gli accertamenti con esiti positivi sono fondamentali per poter impostare un’adeguata terapia (farmacologica, fisica e alternativa) volta a migliorare la qualità di vita di tutti coloro che sono destinati a convivere con una malattia invalidante per la quale non esiste alcuna cura definitiva.